Estate 2009 - 19 agosto.......

  
Testo dello spettacolo di chiusura realizzato dal gruppo di animazione Super Feste ......
 (aggiornamento del 14/09/2009 17.59 )

 Un cuore due destini..... 

PROLOGO: (luci spente)

Il legame di sangue è da sempre considerato un vincolo sacro e indissolubile, e le leggi che lo regolano sono seconde solo a quelle degli dei. Nella mentalità comune e popolare la rottura di questo sacro legame è da sempre associata a conseguenze gravi e nefaste. E purtroppo la storia gli avrebbe dato ragione.

Ma torniamo indietro nel tempo e cominciamo a narrare questa storia di amore e di sangue dal momento in cui è cominciata.

PRIMA SCENA

Ai tempi dei fatti che sto per raccontare la ricchezza non era un valido motivo per litigare. I soldi erano pochi e ben distribuiti. Nella contea di Camporotondo non vi era un sovrano, ma vi erano più famiglie che convivevano in pace. C’erano poi due cugini, Alessandro e Armando, che da quando la barba aveva cominciato a crescere sui loro visi avevano cominciato ad interessarsi alla sorte della comunità. Il tempo passò per tutti e stagione dopo stagione il rispetto nei loro confronti cresceva di pari passo con il crescere del grano nei campi.

SECONDA SCENA   

Armando era da tempo promesso ad una giovane e bella ragazza, Selene, con cui era cresciuto insieme. Il loro legame era consolidato, ed il matrimonio fissato per maggio. Ma erano entrambi inconsapevoli dei capovolgimenti che la scacchiera del destino avrebbe riservato loro.

TERZA SCENA

La prima mossa vi fu una notte di fine aprile. Nella vicina contea di Cappadocia un terribile acquazzone aveva distrutto tutte le abitazioni e allagato i campi. La sfortunata popolazione aveva chiesto ausilio ai paesi confinanti, che si erano impegnati ad ospitarli. Fra gli sfollati che giunsero a Camporotondo vi era una giovane ed attraente donna che desiderava ardentemente sdebitarsi verso chi le stava prestando soccorso. Sonia, questo era il suo nome, si ritrovo così a lavorare fianco a fianco con  la cittadinanza. Fra coloro che impararono a rispettarla ed amarla per quello che faceva per il prossimo vi era Alessandro. Ben presto però quello che era nato come un sentimento di amicizia e rispetto si evolse in un sentimento ben più profondo.

QUARTA SCENA   

L’unico che non sembrava apprezzare pienamente Sonia era Armando, sinceramente affezionato al cugino e preoccupato per la sua felicità e per la svolta che la situazione aveva preso. C’è chi dice che tutto accade per un motivo, ma nessuno avrebbe mai potuto immaginare che con l’alluvione di Cappadocia era cominciato un gioco fatale che si sarebbe fermato solo dopo spargimenti di sangue e infinito dolore. Armando cominciò ad osservare la giovane coppia, e più li osservava più instaurava con loro una sorta di rapporto di dipendenza. Questa sua ossessione si spinse a tanti e tali livelli che arrivò a desiderare con tutte le sue forze di trovarsi al posto dell’un tempo amato cugino. Alessandro non si accorgeva di niente, chi invece cominciò ad intuire qualcosa fu Sonia. La passione che vedeva ardere negli occhi di Armando la impauriva e la lusingava al tempo stesso e, volente o nolente, si ritrovò ad incoraggiarlo.

QUINTA SCENA

Il danno ormai era fatto. Armando non poteva più nascondere la sua infatuazione ed annullò il matrimonio con Selene.

SESTA SCENA

Questa dapprima pianse lacrime amare per decidere infine di andarne a parlare con Alessandro, nel vano tentativo di farsi aiutare a far ritrovare il senno all’amato. Il velo di ingenuità che aveva avvolto Alessandro come un bozzolo per giorni e giorni fu brutalmente dissolto dalle parole della sposa tradita. Lasciò che un furore cieco si impossessasse di lui e con la determinazione che deriva dalla rabbia si diresse dall’ormai odiato cugino sperando in cuor suo di vedere smentito il racconto di Selene.

SETTIMA SCENA   

Quello che si trovò davanti quando irruppe nella casa paterna fu invece un tenero bacio che Armando era riuscito a strappare a quella ragazza che era finita per diventare la sua ossessione. In preda ad un dolore incontenibile Alessandro si scagliò contro chi un tempo chiamava “fratello”. A nulla valsero le lacrime di Sonia, i suoi lamenti restarono inascoltati mentre i due si fronteggiavano in una lotta senza esclusione di colpi. Attratti dal cozzare delle spade ci fu chi cercò tanto animatamente quanto inutilmente di frapporsi nello scontro. Fra le lacrime ed i singhiozzi anche Selene sentì le grida che provenivano da quella che sperava un giorno sarebbe diventata la sua casa, e si diresse verso la fonte del frastuono.

Ah…è incomprensibile per chiunque altro quel dolore che prende una donna che vede battersi il proprio uomo per un’altra donna. Forte e struggente è la sofferenza di un amore tradito, incontenibile e struggente il senso d’impotenza che si prova vedendo due amici, due uomini dello stesso sangue, puntare l’uno alla morte dell’altro.

 Selene non resistette. In un lampo di lucidità si rese conto che solo un atto estremo avrebbe fermato quello scempio, e quello che prima era solo una possibilità divenne una certezza. Con la lama che le aveva regalato Armando per difendersi e che portava sempre con se si tagliò di netto le vene.  

Passò qualche istante prima che la gente si rendesse conto di quello che era accaduto e trascorse qualche altro secondo prima che Armando e Alessandro, vedendo il corpo riverso di Selene a terra, restassero paralizzati dall’atrocità di quella morte innocente. La voglia di combattere fu sostituita per sempre dalla voglia di piangere. Armando si maledisse mille e mille volte per aver causato la morte della donna con  cui un tempo aveva sperato di poter condividere la vita. Alessandro, sconvolto quanto il cugino, gli si avvicinò in un atto di amore e solidarietà che entrambi avevano dimenticato di poter provare.  

EPILOGO

Solo giorni e giorni dopo quel terribile lutto si accorsero che Sonia non c’era. Nessuno l’aveva più vista dalla morte si Selene. Nessuno poteva sospettare che la giovane donna, tormentata dall’accaduto, era scappata in preda ai sensi di colpa per non tornare mai più. Il suo nome nella piccola contea di Camporotondo non fu più pronunciato, nessuno parlò più dell’accaduto, ma nessuno lo dimenticò, e l'amore  ebbe il sopravvento su l'odio.  

La vita tornò alla normalità com’era prima dell’alluvione. La dura lezione era stata assorbita ed imparata dagli abitanti di Camporotondo, ma non sarebbe passato molto tempo prima che qualcun altro in qualche altro posto la dimenticasse, infrangendo quelle sacre leggi non scritte che la coscienza popolare cerca invano di tramandare.

lo Staff di "Super Feste" protagonista dello spettacolo....

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Buonanotte a tutti e grazie per l'attenzione prestata, arrivederci alla prossima occasione....

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Autori delle foto di questa pagina: Maurizio e Pietro